Il Ceresio e il karate: intervista a Gabriele Caccialanza

Inauguriamo la Rubrica “Atleti del Ceresio” intervistando Gabriele Caccialanza, cintura nera 5° Dan di karate, che da anni con suo padre Stefano, suo fratello Francesco e circa un centinaio di allievi della Goshin-do Karate Porlezza, condividono i valori di questo sport sul nostro territorio. Gabriele all’età di 29 anni ha conquistato importanti successi a livello nazionale ed internazionale, tra cui 8 titoli mondiali e 16 nazionali, ed è istruttore di karate presso la scuola fondata dal padre 32 anni fa.

Buonasera Gabriele, grazie per aver accettato il nostro invito. Inizierei chiedendoti quando e perché hai cominciato a fare karate?

Ho iniziato nel 1995, a 6 anni, poi avevo smesso perché forse ero ancora un po’ piccolo. L’anno dopo ho ricominciato con mia madre e visto che tutti in famiglia facevano karate, mi sono deciso ad intraprendere questa strada.

Qual è il primo ricordo della tua vita legato al karate?

Il primissimo ricordo che ho è stato proprio quando avevo deciso di non cominciare a fare karate, perché avevo freddo e mio padre in quel contesto non era mio padre, ma il maestro. In realtà il primo bel ricordo risale a quando mi allenavo con mia madre che indossava il karategi, la divisa per gli allenamenti: è stata lei a convincermi a ricominciare effettivamente, siccome mi allenavo con lei. Da quel momento ho iniziato un corso con altri bambini, con i quali poi sono cresciuto in questo percorso.

Quando hai vinto la tua prima gara? Ti va di raccontarci questa esperienza?

Mi ricordo che la prima gara che si è tenuta a Verbania come cintura bianca ero arrivato nono. Poi nella seconda gara a Locarno mi sono impegnato di più ed ho raggiunto il primo posto, avevo 7 anni.

Qual è stato il momento più bello che hai vissuto nella tua carriera sportiva? E il momento più brutto?

Ci sono stati diversi momenti belli, ma il più bello di tutti è stato il mio primo titolo mondiale nel 2009. Durante le qualificazioni eravamo solo io e mio fratello, poi durante le fasi finali sono arrivati i nostri genitori a vederci, per questo ho davvero un bellissimo ricordo di quella vittoria. Tra i ricordi più recenti, sicuramente non può mancare la gara a cui ho partecipato in America, perché andare dall’altra parte del mondo e riuscire a vincere è stata una grande soddisfazione per me.

E il momento più brutto?

Tre settimane fa quando ero in finale del mondiale in Irlanda: durante la gara avevo maturato un buon vantaggio sugli avversari, ma purtroppo a pochi istanti dalla fine sono arrivato secondo. Ho sofferto tanto per questa sconfitta, ma è un ricordo che voglio tenere dentro, perché so che è servita a qualcosa in quanto mi ha fatto diventare molto più forte caratterialmente.

Oltre al karate pratichi altri sport legati alle arti marziali?

Da quando ho 14 anni pratico taichi, che è l’opposto del karate in quanto i movimenti sono più lenti, e mi ha aiutato tanto perché mi ha dato consapevolezza proprio dei movimenti, del fisico e della mente. Inoltre ho praticato anche judo e aikidō che sono delle arti marziali giapponesi con diverse finalità.

Se non avessi fatto karate cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Nel campo marziale sicuramente il pugilato, mentre tra gli altri sport avrei preferito uno sport individuale come il tennis, siccome credo che per dimostrare di essere il migliore devi raggiungere la pallina con tutte le forze per mandarla dall’altra parte della rete per fare punto e il tuo avversario deve dare tutto allo stesso modo, in un leale confronto agonistico. Il tennis è un altro sport che incarna la mia idea dei sacrifici che ci vogliono per raggiungere certi risultati.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho due progetti importanti dopo questa sconfitta in Irlanda: il mondiale in Brasile nel 2019 e il mondiale in Sudafrica nel 2021. Questi sono gli obiettivi principali ai quali punterò in questi ultimi anni della mia carriera agonistica.

Quali sono i valori più importanti che hai appreso da questa passione?

Ho imparato tanto da questa passione, per prima cosa il fatto che se cadi ti devi rialzare. Le arti marziali ti insegnano che non devi arrenderti e puntare sempre a migliorarti. Ho imparato il rispetto per le regole e per gli avversari, il saluto prima e alla fine dell’incontro, il fatto di non toccare e non fare male, ciò significa che la gara non è una semplice scazzottata. Inoltre ho imparato vari schemi motori e mentali che mi sono serviti per la scuola.

Un consiglio per chi vorrebbe iniziare e vorrebbe avere successo in questo sport?  

Il primo consiglio è di non pensare alla propria età: non si è mai troppo vecchi per fare arti marziali. Per avere successo in questo sport è fondamentale non smettere mai di credere nelle proprie capacità e nelle proprie risorse, con la testa sempre concentrata sull’obiettivo finale.

Redazione

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