CortiIntelvi 2027: Andrea Priori riflette sulla Ottava Edizione

C’è un momento, nella vita di un festival, in cui il traguardo non è più semplicemente riuscire a organizzare una nuova edizione, ma capire che cosa si vuole diventare. CortIntelvi sembra essere arrivato proprio a questo passaggio.

Nato nel 2020, raccogliendo esperienze precedenti come CortoinValle e Cerano Film Festival, il progetto ideato da Andrea Priori ha progressivamente allargato il proprio sguardo: dal cortometraggio alla cultura, dal cinema al territorio, dalla competizione alla partecipazione. Nel tempo sono arrivati nuovi temi, nuovi premi, una sezione dedicata alle scuole e una crescente attenzione alle questioni sociali e alla condizione femminile. Nel 2025 il Festival ha raccolto 130 opere provenienti da 16 Paesi.

La settima edizione conferma questa vocazione internazionale e territoriale, con proiezioni distribuite in diversi luoghi e una forte attenzione alla possibilità di trasformare la Valle Intelvi in un vero laboratorio culturale.

In vista dell’ottava edizione, una intervista ad Andrea Priori (nella foto) svela il futuro di CortIntelvi: delle emozioni che accompagnano un progetto cresciuto nel tempo, delle cose da cambiare e di quelle da proteggere, e della strada da percorrere per raggiungere un pubblico ancora più ampio.

Andrea Priori, che emozione si prova ad arrivare alla vigilia dell’ottava edizione di CortIntelvi? 

La prima emozione è sicuramente quella di guardarsi indietro e rendersi conto di quanta strada sia stata fatta. CortIntelvi nasce da una passione, ma soprattutto dalla convinzione che anche un territorio come la Valle Intelvi potesse diventare un luogo capace di ospitare e produrre cultura cinematografica. Arrivare all’ottava edizione significa quindi avere la consapevolezza che quel progetto iniziale ha trovato una sua identità. Non è più soltanto una rassegna di cortometraggi: è diventato un appuntamento che mette in relazione cinema, persone, memoria e nuove generazioni. E questa, forse, è l’emozione più grande: vedere che un’idea nata tanti anni fa continua a generare incontri.

In questi anni CortIntelvi è cambiato molto. Qual è stata, secondo lei, la trasformazione più importante?

Credo sia stata proprio la capacità di uscire dalla logica del semplice concorso cinematografico. Fin dall’inizio avevamo l’idea di valorizzare il cortometraggio e il documentario come strumenti di espressione e di divulgazione culturale. Ma con il passare delle edizioni abbiamo capito che il cinema poteva essere un punto di partenza per parlare anche di altro: del territorio, delle persone, della natura, delle trasformazioni sociali, delle generazioni più giovani. Abbiamo cercato di costruire un Festival che non fosse chiuso dentro una sala cinematografica, ma che potesse incontrare il territorio e il pubblico.

Il rapporto con il territorio è sempre stato uno degli elementi caratterizzanti del Festival. Quanto conta oggi?

Conta moltissimo. La Valle Intelvi non deve essere soltanto lo scenario nel quale si svolge CortIntelvi. Deve essere parte del racconto. Il nostro territorio ha una storia, una cultura, un’identità e una straordinaria capacità di evocare immagini. Portare il cinema in luoghi diversi significa permettere alle persone di guardare quegli spazi con occhi nuovi. Negli anni abbiamo cercato di allargare progressivamente questo dialogo, coinvolgendo diversi Comuni e realtà del territorio. È un percorso che richiede energie, ma che dà al Festival una caratteristica precisa: quella di essere una manifestazione diffusa, non concentrata in un unico luogo.

E quanto è importante il pubblico?

È fondamentale. Un Festival vive quando le opere incontrano le persone. La crescita del numero e della provenienza dei film che arrivano a CortIntelvi è certamente importante, ma il vero risultato è riuscire a creare attenzione intorno a quelle opere. Per questo credo che il futuro debba essere sempre più orientato verso il pubblico. Dobbiamo continuare a selezionare film di qualità, ma anche chiederci come presentarli, come raccontarli e come accompagnare lo spettatore nella visione. Il cinema breve spesso richiede un ascolto diverso. Sono pochi minuti, ma possono contenere mondi interi.

 Nel corso degli anni avete introdotto anche nuovi temi e nuovi premi. Quanto è importante continuare a sperimentare?

È indispensabile, ma bisogna farlo senza perdere l’identità. CortIntelvi è cresciuto proprio perché ha avuto il coraggio di sperimentare. Abbiamo affrontato temi diversi, introdotto nuove sezioni e dato spazio a linguaggi differenti. Nel 2024, per esempio, è nato anche un premio speciale dedicato alla condizione femminile, “Donne in controluce, senza volto, senza voce, senza nome” e successivamente abbiamo dato maggiore spazio alle scuole. Sono esperienze che ci hanno insegnato che il Festival può essere contemporaneamente cinema e riflessione. L’importante è che ogni novità abbia una ragione culturale e non sia semplicemente una novità.

Proprio il coinvolgimento delle scuole sembra essere una delle direzioni più interessanti. È una strada sulla quale continuare?

Il rapporto con i giovani è uno degli aspetti sui quali dobbiamo investire maggiormente. Realizzare un cortometraggio significa imparare a lavorare insieme, sviluppare una storia, osservare la realtà, scegliere un punto di vista. Sono competenze che vanno oltre il cinema. Per questo il Premio Scuole rappresenta un’esperienza particolarmente significativa. I ragazzi non sono soltanto spettatori: diventano autori, si confrontano con il linguaggio audiovisivo e imparano a raccontare ciò che vedono. Credo che il Festival debba continuare a costruire questo ponte tra generazioni.

Se dovesse indicare una cosa da rafforzare nell’ottava edizione, quale sarebbe?

Sicuramente la dimensione degli incontri. Vorrei che il pubblico potesse avere sempre più occasioni per incontrare gli autori, ascoltare le loro storie, capire come nasce un film e perché è stato realizzato. Il rischio dei festival è che a volte la proiezione diventi il punto di arrivo. Io credo invece che debba essere il punto di partenza. Un film deve generare una domanda, una discussione, magari anche un confronto tra persone che hanno opinioni diverse.

Il futuro del Festival? Continuare a crescere, senza smettere di essere un luogo in cui le persone si incontrano attraverso le storie.

Redazione

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