Parco giochi Claino con Osteno: la lezione (piccola) di un sindaco di paese

 

Da qualche ora (27 agosto 2026, ore 16.00, ndr.) girano sui social del Comune di Claino con Osteno (e non solo) le foto del nuovo parco giochi del paese. Altalene lucide, lo scivolo, i bambini che scorrazzano nel parchetto e il prete che benedice questo nuovo spazio pubblico.

Tutto molto normale, se non fosse per quello che è successo prima — e per come è successo.

Infatti, a una ricerca più approfondita, ho scoperto che due giorni prima, lunedì 24 agosto, sulle stesse pagine social era apparsa una lettera alla cittadinanza firmata dal Sindaco Giovanni Bernasconi, in cui spiegava apertamente che il nuovo parco giochi di Osteno avrebbe dovuto essere pronto nel giugno 2024. Eppure, il termine dei lavori è arrivato solo quest’anno con la consegna ai bambini del paese solo ad agosto 2026.

Più di due anni di ritardo su un’opera che, per dimensioni, non è certo un’infrastruttura complessa. Si tratta di un semplice parco giochi, non un acquedotto, non una pista ciclabile.

“Mi assumo pienamente la responsabilità di questo ritardo, senza cercare giustificazioni o attribuire responsabilità ad altri.” – Queste parole hanno attirato la mia attenzione, non solo da cittadino, ma da comunicatore, da direttore di questo blog e da storyteller quale sono. Una frase che in Italia si legge raramente sulla carta intestata di un ente pubblico.

Bernasconi ci ha messo la faccia, e ha anche deciso, coerentemente, di non organizzare un’inaugurazione ufficiale. Solo un piccolo semplice gesto, la benedizione del parroco, don Giorgio Allevi — aperto a chi avesse voglia di esserci, perché — sono sempre parole sue — “un’attesa così lunga non può essere per me motivo di celebrazione.”

È un gesto piccolo, su scala comunale, in un paese che non tutti saprebbero collocare sulla carta geografica, nonostante il suo meraviglioso Borgo Dipinto e la sua partecipazione al Festival dei Laghi di Iseo. Ma è proprio per questo che vale la pena di essere raccontato: perché avviene lontano dai riflettori, non sotto la pressione di un’inchiesta giornalistica, non per rispondere a un’interrogazione, non perché qualcuno lo ha incalzato in un’aula consiliare o da una redazione locale.

Bernasconi avrebbe potuto semplicemente inaugurare il parco, sorridere per la foto, e lasciare che il ritardo si perdesse nella memoria collettiva, come accade quasi sempre. Ha scelto invece di scriverlo nero su bianco, di firmarlo, di consegnarlo alla comunità prima ancora di consegnarle il parco.

Confrontiamo questo gesto con il repertorio a cui siamo abituati, dal condominio al Parlamento: lo scaricabarile collettivo, quella gara a chi urla più forte “non è colpa mia”. La responsabilità è sempre della giunta precedente, dell’impresa appaltatrice, della burocrazia, del meteo, di un emendamento inserito da qualcun altro, dell’inquilino del 7/A, del gatto del vicino e di una lista interminabile di improbabili colpevoli.

Ci siamo abituati talmente a questo teatrino che la sua assenza, quando capita, sorprende. O almeno a me ha stupito. Ma forse questo dovrebbe farci riflettere su quanto ormai, a volte, sia bassa la nostra aspettativa nei confronti di chi amministra. E non solo.

Non voglio certo mitizzare un piccolo Comune della provincia di Como, né trasformare la breve missiva di Bernasconi in una lezione di etica pubblica valida per tutti. Restano pur sempre i due anni di ritardo su un parco giochi, per cui i cittadini di Osteno hanno tutto il diritto di “lamentarsi”.

Ma c’è una differenza tra chi nasconde un ritardo sperando sia presto dimenticato grazie al prossimo pettegolezzo di paese e chi, invece, lo dichiara apertamente, si assume la responsabilità di un errore, qualsiasi esso sia, e lo fa senza che nessuno glielo strappi di bocca.

Perché è proprio questo il tipo di gesto che, se entrasse a far parte delle azioni quotidiane di un numero sempre maggiore di persone, potrebbe contribuire a cambiare, anche solo poco alla volta, l’idea che i cittadini hanno di chi li amministra.

Alla fine, quello che resta, almeno a me, non è tanto il parco giochi in sé, quanto il modo in cui è stato consegnato: senza troppe auto-celebrazioni, anzi con un’ammissione di colpa firmata e datata. Una lezione piccola, di provincia. Ma proprio per questo, forse, più credibile di molte altre.

La Gallery

Marco Baruffato

Direttore - Associazioni, Cultura ed Eventi. Scrivi una mail a direttore@lavocedelceresio.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *