I tusan de la Val: la riscoperta della tradizione in un simbolo

Tusan de la ValStanno andando letteralmente a ruba i “Tusàn de la Val”, le nuove preziose bamboline di produzione artigianale, che di fatto costituiscono un simbolo della Valle Intelvi. Nate da un’idea di Patrizia Maspero e della Presidente degli amici di Dizzasco e Muronico, le bamboline profuma-armadi, interamente realizzate a mano, pezzi unici e tutte diverse, costituiscono un bellissimo souvenir, ma anche un importante segno della storia e del lavoro faticoso delle ragazze della Val d’Intelvi nei secoli scorsi.

Infatti, i “Tusan” (Tùsa= bambina, ragazza) rappresentano le fanciulle che, per almeno un paio di secoli, con fatica, impegno e sacrificio lavoravano negli incannatoi, il “canatori”, le antiche fabbriche del territorio, sorte in Val Mulini (e non solo: se ne contavano una decina circa un secolo fa in tutta l’area intelvese), in stretto collegamento con le filande di Claino e Osteno. Le manine delicate e precise delle bimbe, già dai 10-11 anni si dedicavano all’incannatura, cioè alla trasformazione del filo dal bozzolo di seta grezza, dalle matasse ai rocchetti, pronta per essere filata. I tusan, perciò sono diventate simbolo del lavoro manuale e della loro dedizione alla famiglia; infatti, la tùsa col proprio lavoro, contribuiva al sostentamento della famiglia, e ben rappresenta la fatica condivisa per guadagnare il pane quotidiano. “Ora la Tùsa diventa la protettrice dei focolari, un simbolo importante che racchiude la storia delle famiglie intelvesi.”, spiega la Maspero, che prosegue: “Ho avuto la fortuna di sentir narrare dalla viva voce di mia nonna il racconto della vita di sacrifici di quei tempi: sveglia prima dell’alba per andare all’incannatoio, con qualsiasi tempo e in ogni condizione, storie di vita e di sacrifici, di cui ci restano poche immagini ma tante canzoni che intonavano per rallegrare la fatica e la malinconia di quei momenti.” Strofe antiche che narrano dei tempi di lavorazione della seta, dei gelsi da preparare alle fasi di preparazione e filatura.” Perciò, ogni bambolina, oltre ad un rotolo su cui è brevemente narrata la sua storia, in mano reca un filo di seta, una sorta di fil rouge con le radici di tante famiglie.

“La realizzazione delle “Tusan de la Val” ci ha portate a ricostruire la storia di queste antiche produzioni: l’accannatoio di Dizzasco, ad esempio, fu costruito nel 1914 e divenne tristemente famoso per l’incendio che lo colpì nel 1930: nel rogo morirono due ragazze schignanesi che ivi lavoravano”: spiega Rina Bernasconi, che oltre a dirigere l’associazione “Amici di Dizzasco e Muronico” – sodalizio grazie a cui avviene la distribuzione delle bamboline- , è anche una profonda conoscitrice di storia locale. “Le bambole sono il concentrato dei numerosi racconti che siamo riusciti a raccogliere e del prezioso lavoro di cronaca locale redatta dal parroco di un secolo fa, don Salvatore Mangioni, che ci ha lasciato uno spaccato di vita quotidiana del tempo.” Conclude. “Le bamboline sono realizzate con scampoli donati: vogliamo così valorizzare sia la storia e rimarcare l’unicità di ogni persona.” Conclude la Maspero. Per trovarle ai vari mercatini o avere ulteriori informazioni sui “Tusan de la Val” rivolgersi all’associazione amici.dizzasco.muronico@gmail.com o a Rina al 338 177 8029.

La triste storia del Canatòri di Dizzasco e i tusan de la Val 

I più anziani della Valle, ricordano ancora il “Canatòri” (l’incannatoio) Castelli di Dizzasco la cui storia è tristemente legata al tragico episodio che vide morire in un rogo due ragazze schignanesi che lavoravano come tante altre fanciulle nello stabilimento di incannatura della seta. “Le contadine allevavano i bachi da seta, come mia mamma e mia nonna” scrisse di suo pugno l’allora 86 enne Rosa Travella, nel 2008, raccontando la vita di quel tempo. “Nei prati c’erano tante piante di gelso, le raccoglievamo così i bachi le potevano mangiare, era un mormorio continuo, giorno e notte: ci volevano circa quaranta giorni affinché crescessero fino a diventare grandi come la punta di un mignolo.” Storie di fatiche e sudore, storie di vita. Per questo i tusan de la Val diventano un simbolo storico importante.

L’economia lariana ai tempi poteva ancora contare sull’intera filiera di produzione e lavorazione della seta, dalla coltivazione dei gelsi fino alla filatura del prezioso filato. Grande importanza, perciò, in un contesto economico così strutturato, rivestiva l’attività svolta negli incannatoi (o accannatoi), ove si eseguiva principalmente il trasferimento dalle matasse del bozzolo al filo di seta sui rocchetti, pronto per la filatura. A tale scopo venivano impiegate bambine e ragazze, le cui mani preziose e piccine svolgevano questo lavoro accuratamente e con velocità. Certo, in condizioni di lavoro non propriamente sicure, e ne è riprova il fatto che un incendio, divampato nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1930 mieté due giovani vittime, Carolina e Annetta Tavola, di 17 e 18 anni, che perirono prigioniere di quel luogo che le vedeva lavorare di giorno e ivi dormire la notte. I soccorritori, raccontano le cronache dell’epoca, non riuscirono ad estrarle dalle finestre con le grate da cui le due fanciulle stavano cercando di scappare e le videro morire sotto i loro occhi. 

Stefania Pedrazzani

Redattore - Associazioni, Cultura e Valli. Scrivi una mail a stefania.pedrazzani@lavocedelceresio.it

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