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Il rogo del Giunée: i programmi nei vari paesi delle valli

I fantocci lungo le strade

Passando da Plesio, da Loveno o da Grandola in questi gelidi giorni di fine gennaio, lungo le strade sui balconi, o vicino ai cancelli, si possono notare strani personaggi, figure a foggia umana; spesso talmente veritieri che, d’acchito, si potrebbero facilmente confondere con delle persone vere. C’è chi sta seduto, chi osserva il panorama, chi legge il giornale: si tratta, in realtà, dei fantocci dei Giunée, protagonisti di un’antichissima usanza, che affonda le radici nella notte dei tempi. I Giunée (o Ginée) sono frutto del lavoro spontaneo degli abitanti del paese, spesso usati quali elemento di scherzo. Tutti i fantocci, tipicamente verranno bruciati in un grande falò la sera del 31 gennaio.

Il programma nei vari paesi per il rogo del Giunée

A Plesio verranno bruciati i Giunée (con la “U”), in un grande falò giovedì 31 gennaio, alle 21 dinanzi alla chiesa parrocchiale, preceduto dalla preghiera a san Giovanni Bosco nella cappella di San Giuseppe, alle 20:30: in passato, raccontano i più anziani, i falò dei diversi Giunée avvenivano nelle diverse frazioni, ed erano accompagnati dalle urla e dal suono dei campanacci: oggi a Plesio il falò è uno unico. Qualche anno fa, l’allora parroco di Plesio, don Renzo Scapolo, associò la logica del “bruciare il Giunée” al voler cancellare le brutture della vita; pertanto, da allora, i ragazzi sono stati invitati ad appendere al Giunée un messaggio negativo, qualcosa che vorrebbero veder finire, che verrà bruciato con tutti i fantocci. Si bruceranno così la guerra, le malattie, e la cattiveria e l’egoismo: sarebbe bello che con così poco, si potessero eliminare i mali dal mondo!

A Grandola ed Uniti il programma – sempre per la sera del 31 gennaio – prevede dapprima la messa in Oratorio, alle 20, poi il rogo del Ginée nell’area antistante seguito dalla tombolata comunitaria. Un’altra festa, di dimensioni più contenute, si terrà con il rogo del Ginée in frazione Grona alle 20:15. A Loveno, quest’anno, a causa della recente allerta incendi, si è preferito rinviare a data da destinarsi, sebbene i Ginée siano pronti. Contrariamente agli altri paesi, a Loveno si brucia una coppia di Ginée (marito e moglie) talvolta accompagnati da uno o più figli e nel giorno del rogo vengono trasportati su un trattore o su un carretto in giro per tutte le frazioni menaggine.

Una curiosità: l’antico rito pochi anni fa richiamò l’attenzione dei media nazionali e della televisione perché qualche buontempone plesiense decise di bruciare il simbolo negativo di quell’anno, cioè un fantoccio a forma di Vanna Marchi, (per la realizzazione dei fantocci si lascia spazio alla fantasia), allora indagata per le televendite.

In passato: l’è foo ‘l Giunée e i giorni dell’Orso

I preparativi del rogo del Giunée hanno inizio qualche settimana prima della festa, quando nelle case o all’oratorio, si preparano dei fantocci dalle fogge più diverse. Secondo l’antica tradizione, in passato, il 31 gennaio era una giornata di feste e di scherzi: i ragazzi, a gruppi, passavano per le strade con i Giunée in spalla e scuotendo dei campanacci, richiamando fuori dalle case le persone, oggetto dello scherno, con le scuse più fantasiose. Non appena questi abboccavano ed uscivano dalle loro abitazioni, partiva il grido di bonaria derisione: “L’è foo el Giunée”, è fuori il babbeo.

I più anziani in loco ricordano che la festa non si concludeva con il rogo del 31 gennaio, ma che il primo febbraio fosse denominato il “dì de l’Urs” (dell’orso) vissuto come un’appendice alla giornata goliardica precedente. Rituale dell’orso presente ancora in alcune comunità alpine.

Il progetto, il convegno del 2014, il libro ed il DVD

rogo del GiunéeIl rito del falò, con campanacci e rogo accomuna numerose comunità alpine: numerosi sono gli eventi in diverse località che si configurano come riti di cacciata dell’inverno – qual è appunto il rogo del Giunée, – tanto che nel 2014 il professor Giovanni Mocchi organizzò un convegno, ospitato da uno di questi luoghi: Ardesio, (BG), ove si svolge la simile “Cacciata del Gennarone” (la Scasada del Zenerù). Anche lì, nelle notti d’inverno, campanacci, “corni e catene risuonano per ‘chiamare l’erba’ sotto la neve; bagliori e lingue di fuoco punteggiano il buio e avvolgono streghe e fantocci, uomini-sonaglio danzano tra le scintille per un nuovo inizio” come spiegò Mocchi a suo tempo. Chiamati a raduno i rappresentanti di alcune fra queste comunità, li mise a confronto unendo alcuni dei rituali agro-pastorali lombardi ed alpini presentati e rappresentati dai protagonisti. Le basi del progetto fu un collegamento fra le scuole primarie dei diversi territori (Scuola primaria di Ardesio (BG): ‘Scasada del Zenerù’, Gruppo Zenerù di Camparada (MI): Una migrazione del ‘Zenerù’; Scuola primaria di Plesio (CO): ‘Giunée’; Proloco di Saviore (BS): ‘Fò sìner, tor fabrer’; Scuola primaria di Olda – Taleggio (BG): ‘L’è fò gener, l’è sa fevrer’; Scuola primaria di Tirano (SO): ‘Tirà li toli’; Scuola primaria di Bormio (SO): Il ‘Geneiron’; Scuola primaria di Abbadia Lariana (LC): ’Ginèe’) e i protagonisti, si incontrarono fisicamente ad Ardesio l’anno successivo, rappresentando ognuno il proprio folclore. Interessante fu notare la comunanza degli elementi alpini e del fatto che queste tradizioni rurali, così radicate e legate alla civiltà contadina, nei secoli, si siano mantenute quasi incontaminate principalmente solo in alcune frazioni o piccole comunità, spesso isolate: “permanenze culturali” motivate dalla “marginalità” geografica, culturale, sociale”. Simile è il caso del Carnevale di Schignano, un unicum nel suo genere, con maschere e folclore propri – tutelato e conservato dai suoi protagonisti, e rimasto fedele a sé stesso nei secoli, molto probabilmente anche grazie alla collocazione geografica un po’ isolata del paese, rispetto ai paesi limitrofi; anch’esso – sebbene qualche settimana più tardi, cioè il martedì grasso, tipicamente a febbraio – si chiude con un falò, simbolo e rituale della fine dei festeggiamenti.

Il Libro ed il DVD dedicati al rogo del Giunée

Dal convegno “Lombardia tribale” e dagli incontri delle diverse comunità legate dalla festa, nacque un interessante volume “Campanacci, fantocci e falò. Riti agropastorali di risveglio della Natura” del professor Giovanni Mocchi, entnomusicologo pavese, con DVD allegato di Manuel Schiavi, fotografo e scrittore bergamasco, in cui i protagonisti dei diversi folclori ne raccontano e vivono i ricordi, con immagini e recupero di queste tradizioni rurali, che affondano le radici nella notte dei tempi.

Spiega il dottor Mocchi, “Attraverso filmati, immagini e documenti archeologici ed etnografici, abbiamo raccolto una panoramica lombarda ed europea di riti tribali, grazie anche alla partecipazione diretta anche di Regione Lombardia, di musei, di scuole e di associazioni del territorio, che ha avuto come esito non soltanto il recupero del passato, ma anche il rilancio delle identità, la valorizzazione delle tradizioni locali e l’avvio di scambi culturali tra i diversi paesi, soprattutto di area lombarda”. I riti studiati si concentrano tra dicembre e marzo, in concomitanza con particolari momenti astrali, ed in parecchie località hanno iniziato ad estinguersi negli Anni ’60, con l’urbanizzazione e l’avvento della televisione. “I cambiamenti del tessuto sociale, l’emigrazione per ragioni di lavoro, la chiesa, spesso ostile, hanno purtroppo determinato un cambiamento dei riti, ed in alcuni posti la fine degli stessi.” Fortunatamente esistono, -come nella tradizione del Giunée- le comunità che hanno saputo tutelarli e riproporli, anche sotto una nuova veste. “Tutti caratterizzati del simboli e dal senso del “rituale” – prosegue Mocchi. Ci sono degli attori-protagonisti, altri partecipano indirettamente, ma tutti sanno che stanno vivendo un momento importante per la comunità, in cui ognuno può trovare il suo ruolo. Originariamente erano rituali di fertilità e di cacciata dell’inverno-inferno.” Il vestiario è molto simile nei vari luoghi, prevede spesso pelli di capre, campanelli attaccati al corpo, corna. “Riti che peraltro, si ritrovano non solo nell’area alpina, ma anche in altri Paesi d’Europa, dall’Irlanda, alla Mitteleuropa, fino alla pianura padana: ci sono feste analoghe, che si celebrano nello stesso periodo”.

Che dire? In fondo, il rogo del Giunée è davvero internazionale!

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