Mostra a Palazzo Verbania (Luino): va in scena l’arte ceramica

Mostra a Palazzo VerbaniaProsegue fino al 14 novembre, per il ciclo Arte&Territorio, la mostra a Palazzo Verbania “Le ceramiche dei laghi. Ghirla e Laveno. 1900-1955”.

Pensata e realizzata per diffondere una maggiore conoscenza e una visione d’insieme del mondo dell’arte ceramica nel Varesotto, la mostra “Le ceramiche dei laghi. Ghirla e Laveno. 1900-1955”, allestita a Luino a Palazzo Verbania, rimarrà aperta fino a giovedì 14 novembre.

Un’occasione per conoscere meglio una tradizione storica del territorio tra i due laghi, il Maggiore e il lago di Ghirla. Proprio qui infatti intorno al primo Ottocento nacquero la manifattura di Ghirla e, da metà Ottocento, la Società Ceramica Italiana di Laveno.

Il percorso espositivo offre la possibilità di apprezzare opere d’eccellenza, inedite e rare, con un complessivo di 43 pezzi per la manifattura di Ghirla e per la ceramica di Laveno.

L’iniziativa nasce dalla passione di Enrico Brugnoni e di Marco Dozzio per questa gloriosa tradizione manufatturiera, ed è stata realizzata grazie all’Assessorato alla Cultura del Comune di Luino.

Importante anche il contributo culturale e la partecipazione delle associazioni Amici della Badia di San Gemolo in Ganna per il Museo Ceramica di Ghirla e degli Amici del Museo della Ceramica di Laveno in Cerro MIDEC.

Nel corso della rassegna sono previste, su prenotazione (0332 530019), tre visite guidate per approfondire, assieme ai curatori, la storia delle ceramiche nel Varesotto: sabato 12 ottobre ore 16; sabato 26 ottobre ore 16; sabato 9 novembre ore 16.

Orari di apertura Mostra a Palazzo Verbania

Martedì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18

Mercoledì dalle 10 alle 15

Giovedì dalle 15 alle 18

Venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18

Chiusa il lunedì

Le opere e gli artisti nella Mostra a Palazzo Verbania

La ceramica di Ghirla, nata in Valganna in un contesto rurale, ha saputo ben coniugare forme e decori che, fino alla metà del Novecento, sono stati la rappresentazione dell’identità del territorio. Sulle varie forme ceramiche spesso venivano riprodotti infatti i luoghi o il frutto della produzione agricola locale. Dagli anni Venti la collaborazione con validi artisti, come Giuseppe Talamoni, Guerrino Brunelli, Ines Pella, Mario Figini, Gino Rosio, Angelo Campagnani, Carlo Ghisolfi e altri, diede un notevole impulso qualitativo con una produzione di oggetti d’arte e raffinati decori per un significativo successo di critica e commerciale. Opere ormai divenute rare, particolarmente ricercate da vari collezionisti ed esposte in questa rassegna.

Presso la Società Ceramica Italiana di Laveno (S.C.I.), invece, fin dagli inizi assistiamo a una produzione industriale che per decenni proporrà oggetti d’uso definiti all’epoca “le ceramiche buone”. Dal primo Novecento spiccano i successi per le forme proposte da Giorgio Spertini e di Piero Portaluppi. In seguito, il merito per il successo della S.C.I. è dovuto principalmente a Luciano Scotti (direttore generale della fabbrica) per le innovazioni tecnologiche e per aver assunto Guido Andlovitz. Il giovane architetto nel volgere di pochi anni e con un continuo rinnovamento stilistico, ottenne un significativo successo commerciale. Di grande rilievo la collaborazione con il maestro Angelo Biancini dalla fine degli anni Trenta. Vennero proposte importanti figure scultoree, alto e bassorilievi, che unitamente alle forme architettoniche di Andlovitz completarono un ricco catalogo. Dal secondo dopoguerra la figura di Antonia Campi ed il suo concetto “informale”, la linea “free”, divenne per molti anni il riferimento nell’arte ceramica anche oltre i confini nazionali. Le opere esposte completano un lungo periodo storico, dal floreale, all’art déco all’informale.

Patrizia Kopsch

Redazione

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